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7. L'età moderna

La tecnica Grisaille (detta anche Cammeo) appare intorno al 1530: su un substrato di rame si cuoce uno smalto scuro, sopra al quale si applicano figure in smalto bianco lavorato prima a crudo, si finisce quindi con diversi strati cotti che danno un leggero rilievo. Le migliori realizzazioni sono sempre a tecnica mista, (Traslucido, Grisaille, e Dipinto) in leggero rilievo, con fregi in oro e l'incarnato dei volti in rosa. Questa tecnica porterà nel tempo, soprattutto a Limoges, alla vera e propria pittura su smalto. I migliori smaltatori si cimenteranno in tutte le tecniche. Pierre Courteys, Pierre Raymond, Nouailher, Jacques Laudin, Susanne Court, Le officine di famiglia continueranno ad eseguire innumerevoli smalti di pregio. Non mancano artisti anonimi come il cosiddetto “Maitre de l’Eneide”.

Nel frattempo, in Oriente, alcuni smaltatori di Lahore nel Punjab (all'epoca sotto l'influenza persiana, attualmente in territorio pakistano) vengono accolti dal sovrano indiano Man Singh I (1550-1614) a Jaipur nel Rajasthan, dove fondano il più importante centro di produzione a smalto dell'India. Altri centri vengono fondati nei due secoli successivi a Lucknow, Varanasi e infine a Delhi (fonte: Gioielli dall'India dai Moghul al Novecento; vedi anche l'articolo Lo smalto minakari di Isfahan).

Lo smalto cloisonné era arrivato in Cina già nel XIV secolo ed è menzionato per la prima volta nel libro Ge Gu Yao Lun. La Cina avrà un ruolo fondamentale nella diffusione dello smalto in Estremo Oriente. La probabile origine è da rintracciare nella tecnica persiana del minakari, in quanto il suddetto libro chiama la tecnica col nome di "oggetti islamici".

Nel corso del XV secolo lo smalto si espande in Corea e, di qui, fino al Giappone. In entrambi i Paesi, il termine ha un nome che si può tradurre come "i sette tesori" (chilbo in coreano, shippō in giapponese), in riferimento ai sette materiali preziosi che decoravano il trono di Buddha (oro, argento, smeraldo, corallo, agata, cristallo e perla), mentre in cinese mandarino la parola per "smalto" è 搪瓷 (pronuncia: Tángcí), letteralmente "rivestimento simile a porcellana". Questo testimonia la presenza di una tradizione artigianale comune a Corea e Giappone che distingue le due produzioni da quella cinese.

Mentre la tradizione dello smalto coreano, confinata all'ambito artigianale, non ha testimonianze rilevanti per il periodo antico, la storia dello shippō giapponese è ben documentata. Sembra che la tecnica sia arrivata in Sol Levante più volte, in fasi diverse e da Paesi diversi. La prima testimonianza è lo specchio in bronzo smaltato dell'Imperatore Shōmu (724-749),  trovato nella sua tomba nella città di Nara e facente parte del tesoro del Shōsō-in; di questo artefatto  non si conoscono tuttavia fotografie ma solo descrizioni e disegni a matita. Nello stesso periodo abbiamo una testimonianza indipendente dell'arte della "decorazione con pittura di vetro" nel codice civile Taihō, quando il Giappone era fortemente infuenzato dalla Cina. Al di là di questi primi esempi nipponici, la tecnica sembra sparire in Sol Levante fino al XVI secolo, quando la smaltatura ritorna in Giappone da due diverse fonti. La prima è la Corea, da cui l'artista Dōnin Hirata I (1591–1646) aveva appreso l'arte della smaltatura, il quale fonderà a partire dal 1620 una scuola che porta il suo nome, specializzata nella decorazione di else smaltate per katana, la tradizionale spada dei samurai. La seconda fonte è l'importanza dei primi scambi commerciali con l'Europa che vanno sotto il nome di Periodo del commercio Nanban, termine giapponese che descrive generalmente gli europei (lett. "barbari meridionali") di fede cristiana tra cui i missionari gesuiti del Portogallo e i mercanti navali olandesi. In questa fase, iniziata nel 1543, fu possibile un intenso commercio di prodotti artigianali, tra cui anche le opere a smalto, che però fu fortemente ridimensionato se non addirittura osteggiato dopo la messa al bando del cristianesimo dal Paese nel 1641. Le conoscenze acquisite dall'estero, tuttavia, consentirono gli inizi di una produzione autoctona di smalto giapponese, tra cui ricordiamo una spada ornamentale del casato di Kikutei, l'armatura del samurai Kobori Totomi-no-Kami e alcuni casi di fusuma, i tradizionali pannelli usati dai Giapponesi come muri e porte mobili, solitamente decorati con panorami e giardini zen (fonte: James L. Bowes, Notes on Shippo, Londra, 1865). 

Una tsuba (elsa per spada katana) realizzato dalla Scuola Hirata (XVII-XIX secolo), decorata con smalti cloisonné.

Tornando in Occidente, l’improvvisa e rapida fioritura dell’artigianato artistico in Cechia nel XVI-XVII secolo si deve al regno di Rodolfo II (1572-1612), il quale era appassionato di collezionismo e custodiva nella sua celebre „Camera delle meraviglie“ i veri e propri capolavori che riceveva in dono durante le visite di Stato. In essa confluivano anche opere acquistate da tutta Europa. Durante il regno di Rodolfo arrivarono a Praga i più grandi artisti e artigiani, fra cui molti orafi rinomati e abili nell’uso dello smalto come materiale decorativo. Sfortunatamente, solo una minima parte del tesoro originale di Rodolfo è giunto fino a noi intatto. Durante il periodo rodolfiano, gli orafi decoravano i gioielli non solo per gli aristocratici, ma anche per i cittadini benestanti. La frequente presenza di gioielli smaltati nei ritratti dell’epoca, dimostra come gli smalti venissero preservati malamente a fronte dello scarso numero di ritrovamenti. Gli oggetti di quest’epoca combinavano le diverse tecniche nate in Occidente, come il ronde bosse, il basse taille e lo champlevé, con alternanza di colori trasparenti e opachi.

Uno degli orafi smaltatori più famosi del periodo è senza dubbio il belga Jan Vermeyen (Bruxelles 1559 – Praga 1606). La sua presenza a Praga è documentata dal 1592. La sua opera più importante è senza dubbio la Corona di re Rodolfo, realizzata nel 1602 e decorata con raffinati smalti tecnicamente perfetti.

Un altro nome importante è quello di Andreas Osenbruck, orafo d’origine tedesca, autore di una catena decorativa attualmente nel Tesoro di San Vito e delle regalia (corona e scettro) del re Matthias, fratello e successore di Rodolfo.

Il Seicento vede la comparsa di una nuova tecnica, la pittura su smalto. Questa tecnica pittorica si presta molto alla miniatura e lentamente riprende la perfezione, divenendo la tecnica privilegiata per la decorazione di abacchiere e portacipria accanto all’orologeria e l’oreficeria, interpreterando il nuovo gusto “rococò” per l’oggetto di lusso e da collezione. Jean e Henri Toutin nel 1632 per primi e in seguito i fratelli Huaud e Jean I Petitot (1607-1691, conosciuto come il “Raffaello dello smalto”), sono alcuni esponenti di spicco della miniatura a smalto. Petitot, con il chimico Turquet de Mayerme, perfeziona i colori e tramite il famoso ritrattista Anton Van Dyck (1599-1641) produce su smalto i ritratti eseguiti dai migliori pittori del tempo. La dinastia degli Huaud, sempre a Ginevra, chiude il Seicento e apre il Settecento e svilupperà anche la miniatura su avorio e su pergamena. Negli ultimi trent'anni del Seicento, quest’arte va lentamente spegnendosi, sia per il cambio dei gusti sia per la minore accuratezza delle produzioni diventate di grande quantità. 

Miniatura di J.E. Liotard

Nato dal Barocco presso la corte di Luigi XIV in Francia, il nuovo stile Rococò comincia un secolo d’espansione della decorazione ginevrina su smalto, che adotta i modi sensuali e leggeri dello stile. Il più grande tra i ritrattisti su smalto di questo periodo è senz’altro Jean-Etienne Liotard (1702-89): alla sua scuola si formano per tutto il secolo valenti artisti.

Sempre agli inizi del Settecento, il nuovo zar Pietro I il Grande intraprende un viaggio in incognito in Europa occidentale nel 1697-1698 durante il quale entra in contatto con l'architettura e le arti occidentali, e in particolare con la tecnica della miniatura a smalto dell'artista franco-svedese Charles Boit, che all'epoca lavorava in Inghilterra al servizio del re Guglielmo III. Pietro ne resta così affascinato da tentare di importare il ritratto a smalto in Russia, chiamando diversi smaltisti occidentali nella neonata capitale San Pietroburgo. Il primo smaltista russo fu Grigorij Semënovič Musikijskij (1670-1740), pittore del Palazzo dell'Armeria di Mosca, che fu chiamato a San Pietroburgo per eseguire i ritratti della famiglia reale, oggi al Museo dell'Ermitage, con uno stile ben lontano dagli standard europei. Ben diversa è invece l'arte di Andrej Grigorovič Ovsov, che dimostra una qualità analoga a Parigi o Londra e adotta la tecnica del pointillé. Poco dopo, nel 1763, il vescovo di Rostov Arseniy Tarkovskiy fonda un primo laboratorio dedicato alla produzione di icone smaltate. Le miniature su smalto bianco russe sono conosciute in tutto il mondo con il nome di "finift" (verosimilmente dalla parola greca tardo-medievale "fingitis" che indica le pietre chiare e luminose) ed è indissolubilmente legata alla città di Rostov e a tutto il cosiddetto "Anello d'oro" che comprende, tra l'altro, anche l'importante centro orafo di Jaroslavl'.

Ritratto della famiglia reale di Pietro il Grande, miniatura a smalto di Grigorij Semënovič Musikijskij, San Pietroburgo, 1716-1717.

In Inghilterra, nel XVII secolo, nasce una nuova tecnica di applicazione dello smalto, detta transfer printing, il cui principale centro produttivo era la York House di Battersea, un distretto londinese, fondata da Stephen Theodore Janssen nel 1753. La tecnica, usata per la produzione seriale e semi-industriale di oggetti di lusso, consisteva nell’applicare un fondo di smalto bianco, dopodiché si realizzava il disegno inciso su una piastra di metallo su cui venivano stesi i colori che venivano “impressi” sul fondo bianco e successivamente cotti. La tecnica, usata soprattutto per interpretare il gusto Rococò, ebbe ampio successo e contribuì sia allo sviluppo di tecniche di smaltatura industriale, sia al parziale declino della tecnica dello smalto artistico.

Verso la fine del secolo XVIII la Rivoluzione Francese porta a una generale crisi degli smalti di lusso, e l'unico mercato significativo rimane l’Oriente. Per i cinesi sono spesso fabbricati orologi in coppia, da loro particolarmente apprezzati. Parallelamente alla pittura su smalto degli orologi si sviluppa quella su oggetti di lusso come tabacchiere, portagioie e portacipria. Ricordiamo Jean-Louis Richter (1766-1841), che con l’utilizzo dello smalto fondente realizza paesaggi realistici di grande fantasia compositiva, ispirati all’Italia oltre che ai monti svizzeri. Citiamo il nome dei tre maggiori smaltatori parigini del neoclassicismo: Couteau, Dubuisson e Merlet, gli ultimi due hanno continuato ad operare anche durante la restaurazione.
In Inghilterra, la miniatura su smalto si sviluppa solo verso la metà del XVIII secolo, i modelli sono inglesi e tendenzialmente con lavorazione meccanica. Ciò favorisce le grandi quantità ma perde l’aspetto originale e artistico. La smaltatura va nuovamente in una progressiva decadenza che durerà per gran parte del XIX secolo. Nel primo XIX secolo con le miniature ispirate ai dipinti capolavori, fra cui Rubens, Raffaello, Tiziano, Correggio, (18 smalti al museo civico di Torino), si esprimono varie tecniche pittoriche meno luminose.
Durante tutto l’Ottocento ci si dedica al paesaggio e al ritratto. Ricordiamo il grande ritrattista Charles Louis François Glardon (1825-87). L’invenzione di Daguerre (il dagherrotipo, 1839, primo sistema di fotografia su lastra di rame) provoca un appiattimento sulla riproduzione stereotipa dalle fotografie, con l’abbandono del ritratto dal vero. Indichiamo da ultimo lo smaltatore Rodolphe Piguet (1840-1915) che dipinse alla maniera degli impressionisti. L’impulso dell’art nouveau contribuirà a recuperare tutte le tecniche che in precedenza erano cadute in disuso.
A Limoges operano J.B. Ernest Rubé Ruben, Dalpayrat, e Delphine De Cool trionfa a Parigi. Il movimento Inglese Arts and Crafts e l’Art Nouveau interesseranno l’avanguardia artistica tra la fine del 1800 fino al 1910. Sarà uno stile di rottura che porterà i gioielli smaltati a un livello fuori dal comune. Da citare oltre a René Lalique, i vari Thesmar, Fouquet, Vevere Tourette e Grasset, Feuillatre, Gaillard, Wolfers, von Cranach, Christofle e Lluis Masriera, in Europa e Tiffany negli States. Tutte le tecniche vengono riprese e perfezionate e il “plique a Jour” diventa popolare. Ma il guilloché diverrà famoso grazie a Fabergé e Christofle e, in seguito, a Cartier e Boucheron.

Esempi di miniatura applicata in orologeria.  A destra decorazione cloisonné di una pendoletta.